POMODORO, PROGETTO PER SOSTENERE LE FILIERE VIRTUOSE

Fecha de publicación: 28/04/2021
Fuente: Corriereortofrutticolo
Lugar: Industria
Sono stati presentati questa mattina, nel corso di un incontro online organizzato da Italia Ortofrutta, i risultati dell’indagine condotta nell’ambito del progetto FiLe – Filiera Legale, cofinanziato dal PON Legalità 2014-2020 e gestito da Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI).
L’analisi, affidata all’Università degli Studi della Tuscia, si è proposta di definire “Costi di produzione e risultati del pomodoro da industria nella provincia di Foggia”, coinvolgendo un campione di 630 aziende agricole. Lo scopo era concorrere a raggiungere l’obiettivo finale del progetto, ovvero la creazione di uno strumento a sostegno delle filiere virtuose, che rappresenti un punto di sintesi tra i diversi attori, attraverso attività di business intelligence e fornendo una piattaforma di incontro tra domanda e offerta di lavoro in campo, come spiegato ad apertura dei lavori da Giulio Montanari, responsabile dell’area tecnica e legale della BMTI.
Dallo studio – illustrato alla platea virtuale dal professor Alessandro Sorrentino, che ha curato l’indagine insieme a Alessandro Scardera del CREA e al professor Simone Severini – emerge chiara la mancata correlazione tra costo del lavoro e pratiche irregolari nella gestione della manodopera. “La vulnerabilità in termini di esposizione a questo tipo di illiceità è perlopiù in capo ad aziende medio piccole che si rivolgono a contoterzisti per la raccolta meccanica dei pomodori. Realtà tuttavia in cui il costo del lavoro incide in una percentuale talmente bassa che i margini di riduzione dei costi resterebbero entro le poche centinaia di euro per ettaro, anche agendo sui costi della manodopera”, spiega Sorrentino.
L’elevato livello di meccanicizzazione del lavoro, individuata dall’indagine nell’intorno del 95% del totale del campione, rende inoltre palese una seconda considerazione: laddove si riscontri una scarsa redditività della coltura, questa si riconduce a fattori strutturali e organizzativi dell’azienda piuttosto che ad un elevato costo del lavoro. Il problema del caporalato, dunque, sembra inquadrarsi come fenomeno sociale, ovvero come l’appropriarsi da parti della criminalità di aree non presidiate dalla legalità.
La disponibilità a intraprendere insieme alle OP una serie di attività concrete che possano portare a superare problematiche importanti, e dunque ad arginare possibili infiltrazioni illegali, arriva dal presidente dell’Interprofessione del Centro Sud Guglielmo Vaccaro, che si dice pronto ad agire sulla questione alloggi e trasporti della manodopera con pulmini comuni che portino i lavoratori nei campi. Proposta ben accolta nelle sue conclusioni da Gennaro Velardo, presidente di Italia Ortofrutta.
Chiara Brandi
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